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La storia di
Anoia |
| I
genovesi Paravagna |
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di Giovanni
Quaranta |
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Stemma dei Paravagna
Nel 1636, a causa della
pessima situazione debitoria, Giovanna Ruffo aliena, e per soli
40.000 ducati, la baronia di Anoia a Giovanfrancesco Paravagna,
patrizio genovese con rilevanti interessi nel Regno di Napoli.
Alla sua morte avvenuta
nel 1640, il figlio Giacomo ereditò il feudo del padre, ma
essendo minore di età fu affidato alla tutela dello zio
Ambrogio. Per tutto il tempo in cui gli fu affidata la tutela
del nipote minorenne, Ambrogio amministrò i feudi traendone un
grande vantaggio personale. Alla maggiore età, Giacomo chiese
il rendiconto dell'amministrazione dei beni paterni, ma lo zio
Ambrogio si rifiutò ed anzi, con minacce di morte, costrinse il
nipote a rilasciargli una dichiarazione di avvenuto rendiconto.
Tale episodio si svolse nel convento di San Francesco di Paola
di Anoia, alla presenza del notaio Elia Tuppo da Seminara
(persona di fiducia di Ambrogio).
Ma Giacomo, che aveva
già ricevuto intestazione del feudo nel 1656 in qualità di
erede del padre, ebbe riconosciute le sue ragioni anche grazie a
numerose testimonianze rese a suo favore e, pertanto, lo zio
Ambrogio fu condannato a restituirgli la parte legittima e gli
interessi dal 1640 in poi.
Con privilegio del re
Filippo IV° del 31 ottobre 1664, reso esecutivo il 10 giugno
1665, Giacomo ricevette il titolo trasmissibile di Marchese
affisso su Anoia. Morì nel 1696 dopo aver refutato i feudi al
figlio Nicolò Paravagna, secondo marchese di Anoia.
Alla morte di Nicolò
avvenuta nel 1743, lo stato di Anoia passa al figlio erede
Francescantonio Paravagna, terzo marchese di Anoia. Lo stesso,
vivente il padre, aveva ricevuto per sè e per i suoi successori
il titolo di Principe di Maropati con privilegio dell'imperatore
Carlo VI° concesso in Vienna nel 1727.
A Francescantonio, che
moriva in Anoia il 25 febbraio 1765, succederà il figlio
Nicola, quarto marchese di Anoia e secondo principe di Maropati
che nel 1766 ebbe intestazione dei feudi paterni.
Essendo feudatario Nicola
Paravagna, Anoia visse una delle pagine più tristi della
propria storia: il terribile terremoto del 1783 detto "il
grande flagello". Il sisma che il 5 febbraio 1783
sconvolse tutta la Piana di Gioia Tauro ebbe come epicentro
Oppido Mamertina provocando ovunque distruzione e morte. Anche
Anoia non fu risparmiata. I due centri furono quasi
completamente distrutti. I morti furono 202 di cui 154 ad Anoia
(19 uomini, 60 donne e 75 ragazzi) e 47 ad Anoia Superiore (5
uomini, 21 donne ed altrettanti ragazzi).
Nel 1799, al tempo
dell'ordinamento amministrativo disposto dal generale
Championnet per il Napoletano, Anoia venne inclusa nel cantone
di Seminara.
Ultimo dei feudatari di
Anoia fu Giovanni Paravagna, quinto marchese di Anoia e terzo
principe di Maropati. Nel 1801 ebbe intestato il marchesato di
Anoia quale erede primogenito del principe Nicola deceduto nel
1798, detenendolo fino al 1806 quando fu colpito dalla legge
"giuseppina" che decretò l'eversione della
feudalità.
La suddivisione
circoscrizionale disposta dai francesi nel 1807 l'assegnava al
cosiddetto Governo di Soriano.
Col successivo riordino
amministrativo, disposto per Decreto del 4 maggio 1811, il
territorio dell'ex baronia veniva suddiviso, costituendo gli
attuali Comuni di Anoia (con frazione Anoia Superiore) e
Maropati (con frazione Tritanti), e gli stessi venivano compresi
nel Circondario di Galatro.
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